Domenica 24 febbraio 2019

Nessuno è nemico, tutti sono fratelli

 Sono tutti capaci di andare dietro agli istinti, alla mentalità mondana, al nuovo paganesimo che si diffonde continuamente. Sono tutti capaci di arrabbiarsi,  di litigare,  di offendere, di portare avanti rapporti di contrapposizione, di antagonismo, di litigiosità. Ma la vera grandezza d'animo è quella che ci insegna Gesù,  il Signore. Ci dice parole molto grandi, profonde,  di una capacità unica, di  potenza rivoluzionaria nei rapporti con le persone. Noi  mentre ci accingiamo  a fare qualche sottolineatura di questo discorso fondamentale di Gesù, pensiamo che Lui ha vissuto così:  Lui è il vero testimone dell'amore, del dono di sé, del perdono pieno, della non violenza continua, dell'umiltà e della mitezza di cuore.

“Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi maltrattano”. Sono autentiche parole di un mondo diverso, di un'esperienza divina, di ciò che lo Spirito del Signore opera in Gesù e in tanti veri discepoli di Lui. Vorrei che non ci fermassimo a discutere, a cercare  interpretazioni o attenuanti di fronte a queste parole grandi del Vangelo. Vorrei che in tutti ci fosse il desiderio profondo di camminare su questa strada, di provare a vivere così, di credere all'ideale più grande che il Signore ci offre e ci dona: l'amore vero, verso tutti, nelle piccole e nelle grandi cose. 

“Amate i vostri nemici”:  innanzitutto non abbiamo nemici,  non vogliamo sentire nessuno come nemico. Siamo tutti figli di Dio, siamo tutti fratelli veri. Anche se ci sono oggi  tanti discorsi che sono all'opposto di una vera relazione umana, dei sentimenti più genuini, degli autentici valori umani ed evangelici, noi sappiamo qual’è la strada della vita: l'amore verso tutti, l'aiuto a tutte le persone, specialmente a quelle che hanno maggiormente bisogno, il perdono di qualunque offesa.

Qualcuno potrebbe dire: “ma è difficile”.  Se ci lasciamo trasformare da Dio nella fede, nella preghiera, nella pratica dell'amore, sperimenteremo che “nulla è impossibile a Dio”. Vorrei ricordare alcune, tra le tantissime testimonianze sublimi di questo amore, come ce lo ha insegnato Gesù  il  Signore.

La prima è addirittura di un fedele dell’islam, che nella sua grandezza d’animo ha vissuto e nella sua coscienza ha vissuto lo spirito di Gesù: 

 Izzeldin Abuelaish, palestinese nato in un campo profughi della Striscia di Gaza e lì colpito negli affetti più cari nel corso di un bombardamento israeliano  (gli hanno in un attimo tre figlie carissime e una nipote), non ha rivendicato il diritto all’odio e alla vendetta che l’umano dolore e l’interpretazione letterale delle sacre scritture della sua religione gli riconoscevano: ad amici e parenti che lo esortavano a ricambiare il sangue col sangue ha risposto “non cercherò vendetta”, “non odierò”. Quella risposta è diventata il titolo del libro che racconta la sua storia, ma soprattutto è diventata una promessa mantenuta: Izzeldin, l’unico ginecologo di Gaza ammesso a lavorare in un ospedale israeliano (quello di Beersheba), ha continuato a trattare le persone come persone, i malati come malati, indipendentemente dalla nazionalità e dalla religione, a chiedere giustizia senza colpevolizzare l’intero popolo d’Israele, a credere nella convivenza e in una pace giusta. E ha onorato la memoria delle figlie non con la vendetta, ma con la creazione di Daughters for Life (figlie per vivere), una fondazione alla quale versa tutti i proventi delle sue conferenze e che promuove l’educazione delle ragazze del Medio Oriente. Perché vuole che i sogni che aveva per le sue figlie si realizzino attraverso altre ragazze. E perché ama la giustizia: «Io avrei avuto diritto all’odio, ma non è con l’odio che potrò fare giustizia alle mie figlie». «L’odio è un veleno, è una malattia che distrugge la persona che odia. Se volete sfidare coloro che hanno fatto il male, allora non accettate di essere vittime una volta in più, non accettate di essere vittime dell’odio dopo che siete stati vittime di ingiustizia. Non perdete tempo ad accusare gli altri, assumetevi la responsabilità di chiedervi cosa potete fare voi per cambiare le cose». “Non odierò”                                                               

 Martin Luther King: "Ai nostri più accaniti oppositori, noi diciamo: noi faremo fronte alla vostra capacità di infliggere sofferenze con la nostra capacità di sopportare le sofferenze; andremo incontro alla vostra forza fisica con la nostra forza d'animo. Fateci quello che volete, e noi continueremo ad amarvi. Metteteci in prigione, e noi vi ameremo ancora. Lanciate bombe sulle nostre case e minacciate i nostri figli, e noi vi ameremo ancora. Mandate i vostri incappucciati sicari nelle nostre case, nell'ora di mezzanotte, batteteci e lasciateci mezzi morti, e noi vi ameremo ancora. Ma siate sicuri che vi vinceremo con la nostra capacità di soffrire. Un giorno, noi conquisteremo la libertà, ma non solo per noi stessi: faremo talmente appello al vostro cuore ed alla vostra coscienza che alla lunga conquisteremo voi, e la nostra vittoria sarà una duplice vittoria".                                                                (dal libro: La forza di amare)

p.Majeed Attalla dal campo profughi del Kurdistan

"Abbiamo abbandonato tutto: le cose materiali non sono importanti. Solo la fede conta. Alla fine di tutto non ci sarà chiesto quanti soldi abbiamo guadagnato nella nostra vita, ma quanto bene abbiamo fatto. Certo non è facile lasciare le proprie cose e la propria storia. Ed è ancora più difficile quanto conosci chi ti fa del male. Il primo ad entrare a saccheggiare casa mia, ma non è successo solo a me, è stato un mio amico di Mosul. Siamo cresciuti assieme, abbiamo fatto le stesse scuole, lui veniva spesso ospite dalla mia famiglia. Poi è diventato Daesh. E quando è entrato nella mia casa ha fatto un selfie nella mia stanza scrivendomi che ora le mie cose erano sue. Gli ho risposto che era solo cibo quello che lui ha mangiato, ma non ha preso la mia anima, la mia fede. Un giorno Daesh finirà, noi torneremo nelle nostre case e quel giorno sarà importante aver conservato la fede nonostante tutto. Non è facile, ma tutti cerchiamo di rimanere aggrappati a Gesù. E di perdonare perché Lui lo ha fatto dalla croce. Questa è la nostra testimonianza al mondo, ai nostri fratelli musulmani, a quanti ci fanno del male: come Lui noi diciamo: “Padre, perdonali". (da Famiglia Cristiana)