Domenica 19 agosto 2018

 Per la vita del mondo

«Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». Se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui.
Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me.
Questo è il pane disceso dal cielo;
non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».

“L’Eucaristia è Gesù stesso che si dona interamente a noi. Nutrirci di Lui e dimorare in Lui mediante la Comunione eucaristica, se lo facciamo con fede, trasforma la nostra vita, la trasforma in un dono a Dio e ai fratelli. Nutrirci di quel “Pane di vita” significa entrare in sintonia con il cuore di Cristo, assimilare le sue scelte, i suoi pensieri, i suoi comportamenti. Significa entrare in un dinamismo di amore e diventare persone di pace, persone di perdono, di riconciliazione, di condivisione solidale. Le stesse cose che Gesù ha fatto. Gesù conclude il suo discorso con queste parole: «Chi mangia questo pane vivrà in eterno» (Gv 6,58). Sì, vivere in comunione reale con Gesù su questa terra ci fa già passare dalla morte alla vita. Il Cielo incomincia proprio in questa comunione con Gesù”. (papa Francesco)

Nella messa non mangiamo il corpo di Gesù nato da Maria. Non potremmo. Non mangiamo carne umana! Quel corpo era legato al tempo e al luogo. Ora non c'è più. Ma mangiamo il suo corpo risorto, uscito dal sepolcro la mattina di Pasqua, vittorioso sulla corruzione e la morte. Questo corpo possiamo mangiarlo, perché è Dio. Quindi: infinito, dovunque, al di fuori del tempo e dello spazio, inesauribile, presente nella sua interezza in ogni frammento di pane e in ogni goccia di vino consacrati. La messa è nutrirsi di Gesù risorto; è un pezzo di risurrezione che entra e cresce dentro di noi. E' una cosa straordinaria. La messa non dà qualcosa di buono, di santo, di grande,... La messa fa essere. Fa essere Gesù risorto: «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui».

Questo dimorare in lui e lui in noi ci fa diventare lui e ci spinge di giorno in giorno verso la vita eterna. Che non è un' altra vita, ma questa nostra vita che raggiunge la sua pienezza. Il paradiso non è un luogo disperso tra le stelle. È vivere per sempre in Dio.

Vorrei portare una testimonianza del nostro tempo: Sr. Elvira, l’Eucarestia e la salvezza dei giovani.

"Il Papa ci ricorda che la Chiesa nasce dall’Eucaristia e di Lei vive e si nutre, invitando tutti noi credenti a fare l’esperienza che anche la nostra vita può rinascere continuamente dall’Eucaristia. Ho gioito ancora una volta profondamente nel cuore per questo pensiero del Santo Padre, perché è quello che come donna e consacrata sperimento nella mia storia ogni giorno e che con coraggio propongo ai giovani disperati che bussano alle porte delle nostre fraternità sparse nel mondo.

Quando arrivano in Comunità mi dicono: «Suora, io non credo, non capisco», ed io rispondo loro: «Ti accogliamo nella gratuità, non ti chiediamo nulla, ma osiamo domandarti la fiducia.

Non puoi capire con la testa perché ti devi inginocchiare dinanzi a un semplice e piccolo pezzo di pane, ma puoi sperimentare, se ubbidisci fidandoti, quello che avviene dentro di te: il tuo cuore cambia e lo vedrai!».

Dopo uno, due, tre mesi, li incontro con gli occhi già più vivi, con il sorriso sulle labbra, e chiedo loro: «Ti senti come quando sei arrivato?» e loro mi rispondono «No, mi sento cambiato!».

L’Eucaristia non si capisce con la testa, ma si può sperimentare concretamente la sua efficacia, ed è quello che ormai da tanti anni vedo con i miei occhi, tocco con le mie mani: quei giovani che hanno il coraggio di mettersi in ginocchio con verità davanti alla potenza del Pane vivo che Gesù ha lasciato per noi, per poi nutrirci di Lui, ritornano vivi, cambiano nel cuore, riabbracciano la propria storia, diventano uomini nuovi, il loro volto si illumina.

Sì, è dinanzi al calore e alla luce del sole dell’Eucaristia che riprende colore e sapore la vita. Ecco perché in ognuna delle nostre case il primo ospite è Gesù. Non si accoglie veramente l’uomo se prima non si è accolto Lui!

La terapia che proponiamo ai giovani è questa: piegare le ginocchia con fiducia davanti all’Eucaristia perché Lui possa rialzare la nostra vita e farci camminare! Quante volte ho fatto questa esperienza anch’io e la mia vita si è rialzata da dove il male, la tristezza, il peccato, lo scoraggiamento l’avevano appesantita e fatta fallire. Se sapessi che esiste qualche altra soluzione alla disperazione, alla solitudine, al vuoto che i giovani hanno oggi nel cuore, per l’onestà e l’amore che sento di avere verso di loro, darei tutto per “comprare” questa soluzione: ma ciò che propongo loro è ciò che ha salvato me, è ciò che ha ridato dignità, forza, coraggio, costanza, pace, gioia, entusiasmo al mio cuore.

Lì, davanti a Gesù, tante volte sono rinata e rinasco, e continuo a veder rinascere giovani e famiglie che hanno il coraggio di ripartire da Lui. Anch’io, unita a tutti i giovani delle nostre case, insieme al Santo Padre, voglio gridarvi, annunciarvi, testimoniarvi che l’Eucaristia è veramente“… il tesoro della Chiesa, il cuore del mondo, il traguardo a cui ciascun uomo, anche inconsapevolmente, anela”.

Desidero invitare tutti coloro che oggi hanno difficoltà con se stessi, nella famiglia, nella parrocchia: ritorniamo all’Eucaristia! Vale di più un’ora vissuta con il cuore dinanzi a Gesù che tutte le terapie psicologiche del mondo. La sua luce che entra in noi, mentre ci mostra le nostre ferite, le guarisce, perché ciascuno possa riconoscere il proprio volto e amarsi.

Abbiamo bisogno dell’abbraccio di Gesù più dell’aria che respiriamo e per questo Lui è rimasto con noi. Lui, che è entrato nella nostra fragile, povera e debole storia umana, sa che abbiamo bisogno di un Salvatore, di un Amico, di quell’unico Pane che oggi sa saziare, nutrire e dare pace alla nostra vita di dentro!"